The Committee on the Judiciary of the US House of Representatives has issued an important report. Its title is an officialese mouthful: “The Foreign Censorship Threat, Part II: Europe’s decade-long campaign to censor the global internet and how it harms American speech in the United States.” Yet even if the report’s almost 160 pages may be a little dry, they pack a powerful and well-deserved punch. A punch directed at the EU. In essence, the House Judiciary report shows how the EU, in particular its happily unelected and power-grabbing apparatchik rulers in the European Commission, have used the pretext of fighting online “disinformation” and “hate speech” to suppress legitimate speech, information, and debate. The report also details how this policy of behind-the-scenes (so much for public accountability) manipulation and censorship has already been deployed to finagle six national elections (so much for sovereignty, democracy, and the rule-of-law). And that is not counting the fiasco that ensued when former EU Commissar – pardon, Commissioner, of course – Thierry Breton tried to pressure X into suppressing an interview with Donald Trump. Or the less well-known scandal of another high-ranking EU bureaucrat – a Commission Vice President, no less – telling TikTok representatives she wanted to discuss both EU-related matters (sort of her turf) and US elections (boundaries, please?). In Europe itself, according to the Judiciary Committee report, “the European Commission has pressured platforms to censor content ahead of national elections in Slovakia, the Netherlands, France, Moldova, Romania, and Ireland.” And note, please, that one of these countries, Moldova, is not even in the EU.
La Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti americana ha pubblicato un importante rapporto. Il titolo è un parolone ufficiale: “La minaccia della censura estera, parte II: la campagna decennale dell’Europa per censurare l’internet globale e come danneggia il discorso americano negli Stati Uniti”. Eppure, anche se le quasi 160 pagine del rapporto possono sembrare un po’ aride, contengono un impatto potente e meritato. Un pugno all’Ue. In sostanza, il rapporto della Camera giudiziaria mostra come l’UE, in particolare i suoi governanti apparatchik, fortunatamente non eletti e accaparratori di potere nella Commissione europea, abbiano utilizzato il pretesto di combattere la “disinformazione” e il “discorso di odio” online per sopprimere discorsi, informazioni e dibattiti legittimi. Il rapporto descrive inoltre in dettaglio come questa politica di manipolazione e censura dietro le quinte (almeno per quanto riguarda la responsabilità pubblica) sia già stata utilizzata per manipolare sei elezioni nazionali (altrimenti per la sovranità, la democrazia e lo stato di diritto). E senza contare il fiasco che ne è derivato quando l’ex commissario europeo – scusate, commissario, ovviamente – Thierry Breton ha cercato di fare pressione su X affinché sopprimesse un’intervista con Donald Trump.O lo scandalo meno noto di un altro burocrate di alto rango dell’UE – niente meno che vicepresidente della Commissione – che ha detto ai rappresentanti di TikTok di voler discutere sia di questioni legate all’UE (una specie di suo territorio) sia delle elezioni americane (confini, per favore?). Nella stessa Europa, secondo il rapporto del Comitato giudiziario, “la Commissione europea ha esercitato pressioni sulle piattaforme affinché censurassero i contenuti prima delle elezioni nazionali in Slovacchia, Paesi Bassi, Francia, Moldavia, Romania e Irlanda”. E notate, per favore, che uno di questi paesi, la Moldavia, non è nemmeno nell’UE.
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