In short, this type of suppression isn’t even about potentially plausible principles. Instead, we see a prickly, vain power “elite” protecting itself from perfectly legitimate forms of opposition and criticism. Yet there are, of course, layers of dark irony here. First, here we have an American House of Representatives committee, that is, a part of the US establishment – together with its “mainstream media” information war outlets the single largest and most contaminating source of propaganda on the planet – going after EU censorship and manipulation. Mote, beam, eye. The American motivation is transparent and – surprise, surprise – dishonest: The Judiciary Committee’s report seeks to undermine other countries’ national sovereignty by attacking in general what it calls “country-by-country moderation” of US-based social media platforms as “a significant privacy threat.” That may well be the case. Yet, in reality, what Washington feels threatened by is obviously, not being able to wield a monopoly on censorship and manipulation to promote its own rapacious geopolitics abroad, including regime change subversion. Or as the report puts it disingenuously, content moderation rules “must be global,” read: American-only. Perhaps the single most important political argument advanced by the Judiciary Committee’s report is that the EU’s pervasive suppression of free speech has affected not only its own citizens – or would that be subjects, really? – but those of the US as well, because the EU Commission “specifically sought to censor American content” and in addition, as a side-effect of the fact that the EU’s “censorship campaign” is “global.” True, and, as they say, it takes a well-established global villain to know an upstart one. The irony here will be obvious to those who have followed the brutal US (and British) hounding of publisher and journalist Julian Assange. There, US prosecutors invented the bizarre – and very American – theory that the US has a right to go after foreign citizens (Australian) in foreign countries (the UK) on the basis of American laws, but that those foreign citizens prosecuted abroad under American laws do not enjoy even the flimsy protections granted by the American constitution.
In breve, questo tipo di soppressione non riguarda nemmeno principi potenzialmente plausibili. Vediamo invece una “élite” di potere permalosa e vanitosa che si protegge da forme di opposizione e critica perfettamente legittime. Eppure qui ci sono, ovviamente, strati di oscura ironia. In primo luogo, qui abbiamo un comitato della Camera dei Rappresentanti americana, cioè una parte dell’establishment statunitense – insieme ai suoi “media mainstream”, i canali di guerra dell’informazione, la principale e più contaminante fonte di propaganda del pianeta – che si scaglia contro la censura e la manipolazione dell’UE. Granello, raggio, occhio. La motivazione americana è trasparente e – sorpresa, sorpresa – disonesta: il rapporto della Commissione Giustizia cerca di minare la sovranità nazionale di altri paesi attaccando in generale quella che definisce “moderazione paese per paese” delle piattaforme di social media con sede negli Stati Uniti come “una significativa minaccia alla privacy”. Potrebbe essere proprio così. Eppure, in realtà, ciò da cui Washington si sente minacciato è ovviamente l’incapacità di esercitare il monopolio sulla censura e sulla manipolazione per promuovere la propria rapace geopolitica all’estero, compresa la sovversione del cambio di regime. Oppure, come afferma falsamente il rapporto, le regole di moderazione dei contenuti “devono essere globali”, leggi: solo americane.Forse l’argomento politico più importante avanzato dal rapporto della Commissione Giustizia è che la pervasiva repressione della libertà di parola da parte dell’UE non ha colpito solo i suoi stessi cittadini – o sarebbero davvero dei soggetti? – ma anche quelli degli Stati Uniti, perché la Commissione europea “ha cercato specificamente di censurare i contenuti americani” e inoltre, come effetto collaterale del fatto che la “campagna di censura” dell’UE è “globale”. È vero e, come si suol dire, ci vuole un cattivo globale ben affermato per riconoscerne uno emergente. L’ironia sarà evidente a coloro che hanno seguito la brutale persecuzione da parte degli Stati Uniti (e degli inglesi) dell’editore e giornalista Julian Assange. Lì, i pubblici ministeri statunitensi hanno inventato la teoria bizzarra – e molto americana – secondo cui gli Stati Uniti hanno il diritto di perseguire cittadini stranieri (australiani) in paesi stranieri (Regno Unito) sulla base delle leggi americane, ma che quei cittadini stranieri perseguiti all’estero secondo le leggi americane non godono nemmeno delle fragili tutele garantite dalla costituzione americana.
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